Emanuela Di Toro – Segretario e Responsabile web dell’Associazione Children Protection World

Proteggi i tuoi figli quando usano i Social.

SCARICA LA GUIDA

In questa intervista con Emanuela di Toro, segretario e responsabile web dell’Associazione Children protection world, parleremo di alcuni pericoli che si possono incontrare con l’utilizzo dei canali TV streaming, videogiochi e app. L’associazione si occupa di problemi dell’infanzia e di violenza sulle donne perché attraverso la violenza sulle donne si colpiscono anche i bambini.

Educa digitale Formula start

Un percorso gratuito di educazione digitale che puoi seguire quando sei più comodo e direttamente da casa tua. Arricchirai le tue conoscenze e sarai in grado di affiancare i tuoi bambini per un uso più consapevole e sicuro della rete e dei media digitali.

Domanda – Crismer

Emanuela, cosa puoi dire ad un genitore o un educatore in merito all’uso degli strumenti digitali?

Emanuela Di Toro

Vorrei innanzitutto ribadire che il mezzo migliore è sempre la prevenzione e la sensibilizzazione.
Bisogna rendersi conto che i pericoli non corrono soltanto in strada ma anche sul web perché il mondo virtuale è un mondo parallelo e, anche se tanti pensano che essendo dietro ad uno schermo non ci possono essere pericoli, invece soprattutto per i più piccoli, per i minori potrebbe essere il contrario ovvero un campo molto insidioso. Noi ci rivolgiamo proprio a ragazzi e genitori che frequentano abitualmente internet e quindi ogni giorno sono esposti a pericoli se non monitorati opportunamente. Cerchiamo di fare informazione attraverso i social, informando i genitori del pericolo che i bambini corrono se lasciati soli davanti al pc, smartphone o tablet.

Usare questi strumenti come una baby sitter è assolutamente sbagliato; con questo non si vuole demonizzare l’uso di questi strumenti che possono essere molto utili, possono aiutare anche a migliorare la vita se usati in modo consapevole. In mano a dei minori però, che appaiono abilissimi nell’usarli, possono diventare strumenti pericolosi perché i bambini non hanno ancora sviluppato le competenze cognitive necessarie per gestire eventuali pericoli, di conseguenza diventano facili bersagli dei “predatori sessuali”.

Queste persone con cattive intenzioni sfruttano l’inesperienza dei nostri figli; ad esempio attraverso i videogiochi soprattutto quelli online in cui  si gioca con amici ma spesso anche con sconosciuti che potrebbero essere adulti che si nascondono dietro una falsa identità spacciandosi come coetanei.  Sono sempre più frequenti notizie di tentativi di ‘adescamento on line‘ da parte di adulti verso bambini proprio su queste piattaforme on line.
Ecco perché occorre stare attenti alle informazioni che si condividono on line, cosa che un bambino se non dovutamente ‘educato’ non può sapere.  Il consiglio è quello di non dare mai nome e cognome, non dare un indirizzo di casa nessun dato ‘sensibile’ che possa permettere di essere rintracciato. Il ruolo del genitore in questo caso è molto importante; lui per primo deve capire questi concetti e trasmetterli di conseguenza ai propri figli.

Crismer –

Qualche giorno fa (periodo della registrazione, marzo 2019) ho letto una notizia che riguardava un caso di  “adescamento online”. Un “signore” sulla cinquantina che si spacciava  come un ginecologo, frequentando alcuni canali come instagram (pare avesse più profili),  che tra l’altro è molto frequentato dai giovani , elargiva gratuitamente consigli su come prevenire le gravidanze ecc..
Stiamo parlando di un uomo sposato con figli;  purtroppo alcune di queste ragazzine dai 13 ai 15 anni sono state adescate e violentate con la scusa di dare dei consigli …

Quello che io mi sono chiesto è : “ma i genitori dove sono? Dov’è la mamma che di solito è la più attenta e sensibile a percepire dei cambiamenti nelle loro figlie.
Le statistiche dimostrano che un giovane di 13-14 anni ricerca le risposte sul web, e questo può anche starci perché non è facile parlare di certe cose con i genitori. Ma quello che si nota è che da parte dei genitori non c’è neanche un tentativo o desiderio di dialogare.

Emanuela Di Toro –

Purtroppo i genitori stessi tendono a minimizzare e sottovalutare i pericoli del web lasciando i propri figli soli. I ragazzi di 15-16 anni, ancora minori sono  lasciati da soli perché i genitori pensano che siano già grandi, credono che non corrono alcun pericolo.

Quando succedono queste cose di cui parlavi tu Crismer, come queste ragazze adescate da questo fantomatico ginecologo, è chiaro che si vergognano poi di parlare con i loro genitori. Si vergognano perché hanno paura della reazione dei genitori. Spesso gli adolescenti non parlano con il papa o con la mamma per paura della reazione ed è qui che ci dobbiamo fare una domanda: “perché i nostri figli devono avere paura delle nostre reazioni quando siamo noi genitori per primi a lasciarli soli?”  Come dicevo prima, non ‘demonizziamo’  ma cerchiamo di fare un uso corretto della tecnologia, stiamo più vicino ai nostri ragazzi, sforziamoci di capire e imparare da loro, interessiamoci di cosa fanno sulla rete, quali chat usano, cosa guardano su youtube, ma attenzione:
non diamo l’impressione di voler controllare ma di capire e voler imparare. Condividiamo con loro, non controlliamo.

Chiaramente non è cosa semplice perché sappiamo che gli adolescenti non
ascoltano i genitori,  sappiamo che a quell’età tendono ad essere più chiusi in loro stessi e quindi è compito del genitore cercare “la chiave per aprire la porta”.

Purtroppo sempre più spesso i genitori sono oberati da molte cose e da più fronti: lavoro, problemi economici, ansie, tante responsabilità per cui il tempo che rimane loro non è sempre sufficiente per un’adeguata ‘educazione’ anche al digitale.
Quindi si tende purtroppo a sminuire i problemi che hanno gli adolescenti, problemi che nel loro piccolo sono grandi.  Evidentemente la chiave di lettura di tutto questo discorso è che un genitore deve iniziare a costruire un rapporto sano attraverso il dialogo, costruendo .un rapporto di ‘amicizia’ e condivisione sin dalla tenera età, perché quando poi il bambino entra nell’età adolescenziale è troppo tardi e più difficile.  A quel punto il ragazzino ha già formato la sua ‘gabbia’, la sua identità anche digitale per cui entrarvi diventa un’impresa a volte impossibile.