La dipendenza da Internet non può essere considerata uno specifico disturbo psichiatrico, ma piuttosto un sintomo psicologico che può connettersi a differenti quadri diagnostici e clinici. Si può parlare di dipendenza quando la maggior parte del tempo e delle energie vengono spesi nell’utilizzo della rete, creando in tal modo menomazioni forti e disfunzionali nelle principali e fondamentali aree esistenziali, come quella personale, relazionale, scolastica, familiare, affettiva.

Internet è il virtuale per definizione, ci permette di essere ovunque e da nessuna parte. In ogni luogo ci troviamo possiamo utilizzarla. Con l’entrata dello smartphone nelle case e nelle famiglie la vita è cambiata completamente. E’ cominciata un’era tecnologica dalla quale non si può tonare indietro.  Ma in questo articolo non voglio parlare di tecnologia bensì di come questa possa portare ad alcune forme di dipendenza e inoltre sia stata adattata e utilizzata per arrivare alle menti dei giovani e giovanissimi con l’obiettivo di studiare i loro gusti e di conseguenza ‘guidare’ le loro scelte.

Lo smartphone va di pari passo con l’evolversi di Internet e ha contribuito e, in alcuni casi amplificato, alcune dipendenze come quella del gioco d’azzardo. Un tempo per poter giocare occorreva muoversi per recarsi in un preciso luogo. Così anche per consumare materiale pornografico bisognava muoversi, avere il coraggio di entrare in una videoteca per noleggiare o acquistare materiale hard. Oggi non è più così. Tutti hanno la possibilità di giocare d’azzardo on line, guardare materiale pornografico e questo senza nessuno sforzo e in completo ‘anonimato’.

Dalla seguente grafica potete farvi un’idea di quanto sia diffusa internet oggi e di conseguenze le implicazioni che può avere su ciascuno di noi.

Cosa si intende per dipendenze da internet?

Le nuove dipendenze, o dipendenze senza sostanza, si riferiscono a una vasta gamma di comportamenti anomali: tra esse possiamo annoverare il gioco d’azzardo patologico, la dipendenza da TV, da internet, lo shopping compulsivo, le dipendenze dal sesso e dalle relazioni affettive, le dipendenze dal lavoro. Tutte queste forme di dipendenza sono nate e si sono evolute nel tempo grazie a Internet.

La dipendenza da giochi online condivide diversi elementi con la dipendenza da sostanze: le variazioni nei circuiti ‘neurotrasmettitoriali’ (alterazione del sistema dopaminergico legato al rinforzo) e le alterazioni comportamentali (controllo degli impulsi, inibizione, controllo cognitivo).

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Un percorso gratuito di educazione digitale che puoi seguire quando sei più comodo e direttamente da casa tua. Arricchirai le tue conoscenze e sarai in grado di affiancare i tuoi bambini per un uso più consapevole e sicuro della rete e dei media digitali.

Da diversi anni, ormai, gli studi mostrano come la dipendenza da giochi online sia associata a gravi conseguenze per la salute psicofisica della persona:

  • drastica riduzione delle relazioni interpersonali
  • riduzione/assenza di hobbies
  • cattiva igiene del sonno
  • calo delle prestazioni lavorative
  • calo nelle prestazioni accademiche
  • calo nelle abilità attentive
  • aumento dell’aggressività e dell’ostilità
  • aumento dello stress
  • calo della memoria verbale
  • aumento della solitudine
  • aumento di peso

Da un punto di vista delle relazioni interpersonali, chi soffre di dipendenza da giochi online preferisce passare il suo tempo con gli amici conosciuti in rete e crede che queste relazioni siano molto più vere e intense rispetto a quelle della vita reale. I dipendenti da giochi online giocano per non provare insoddisfazione e questo è un indicatore dell’insorgere dei sintomi legato al ritiro a cui vanno incontro man mano che vengono sempre più “catturati” dal gioco.

Cosa nascondono i giochi on line di ultima generazione

Le aziende che sviluppano piattaforme e giochi on line hanno rivoluzionato il mondo dei videogiochi progettando giochi che tendono a far vivere i ragazzi in un loro mondo che seppur virtuale pare essere preferito a quello reale. Quindi non solo le chat, i social network ma ora anche i video giochi sono concepiti per tenere i ragazzini sempre più attaccati al loro schermo. Ma la domanda è perché? Banalmente perché per progettare e sviluppare un videogioco occorrono ingenti investimenti e le aziende per rientrare nei costi e fare profitto hanno capito che la soluzione migliore è proiettare i giovani in questi mondi e permettere loro di fare esperienze virtuali, avanzando di livello anche grazie ad acquisti che migliorano il proprio avatar. Questo spiega il motivo per cui alcuni genitori si sono visti addebitare denaro dai loro figli per l’acquisto dei cosiddetti ‘potenziamenti’.

Cosa dice l’OMS

Per la prima volta, la quinta versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali -DSM-5- comprende, insieme ai disturbi da uso di sostanze, anche il disturbo da gioco d’azzardo (Gambling disorder) e il disturbo da gioco su Internet (Internet Gaming Disorder). Ci tengo a sottolineare il fatto che si tratta di una diagnosi sperimentale che necessita quindi di ulteriori studi. Infatti diversi studiosi affermano che la dipendenza da Internet non può essere considerata uno specifico disturbo psichiatrico, ma piuttosto un sintomo psicologico che può connettersi a differenti quadri diagnostici e clinici.

È di qualche tempo fa la notizia, non isolata, di una bambina inglese di soli 9 anni costretta al ricovero in una struttura psichiatrica a causa della gaming addiction. La bimba si era addormentata più volte in classe, era diventata improvvisamente più aggressiva e problematica, i voti erano drammaticamente calati e aveva smesso di andare a danza e alle sue lezioni di atletica. Sono stati questi gli evidenti segnali che hanno portato i genitori a indagare sull’improvviso cambiamento della figlia che, si è poi scoperto, giocare al videogioco giorno e notte, molto spesso di nascosto, fino a raggiungere il livello più preoccupante, «Pur di giocare, aveva smesso anche di andare in bagno», hanno commentato i genitori.

Il Professor Giuseppe Lavenia, psicologo e psicoterapeuta, Presidente dell’Associazione Nazionale Di.Te. commentando questo fenomeno dice «Le caratteristiche che spingono i ragazzi a “ipnotizzarsi” davanti a un videogioco sono molteplici: dalla condivisione del raggiungimento di un obiettivo comune alla paura di tradire i propri compagni di gioco nel momento in cui si decidesse di abbandonarlo. Inoltre, questo tipo di videogioco permette di connettersi con giocatori di tutto il mondo, di conseguenza non solo le barriere dello spazio, ma anche quelle del tempo vengono meno. Si gioca a tutte le ore e i ragazzi si sentono quasi costretti a non tirarsi indietro, creando così un facile meccanismo ipnotico. Se non sei completamente immerso nel gioco, non puoi portarlo avanti.

Allora dobbiamo dare la colpa ai videogiochi? Dobbiamo impedire ai nostri figli di giocare con i videogiochi? Non mi sento di demonizzare la tecnologia né di fare tali affermazioni negative nei confronti dei videogiochi. Quello che sicuramente posso dire è che come genitori dobbiamo stare insieme ai nostri figli, giocare insieme a loro, divertirci con loro anche con questi strumenti.

Questi giochi molto spesso vengono vissuti dai ragazzi come un modo per socializzare, per farsi forte di azioni che altrimenti si sentirebbero mancanti. Questo credo sia uno dei grandi problemi. Il pericolo non sono i videogiochi ma il fatto che grazie a Internet con i videogiochi si può stare insieme ad altri, divertirsi e giocare con un avatar che ti fa sentire forte, coraggioso e va a colmare quelle paure che spesso i giovani hanno nel relazionarsi nel modo reale.

Le nuove generazioni sono sempre più sole e insicure. Cercano conferme e rassicurazioni tramite il web e sarà sempre più difficile staccarli dalle tecnologie se noi genitori in primis non insegniamo loro a relazionarsi con la vita reale. Dobbiamo stare con loro e spingerli a creare relazioni sociali, essendo noi i primi a crearle con loro.

Quindi il problema non si risolve ‘semplicemente’ parlando di dipendenza.

A questo punto, spero sia più evidente la complessità del problema che coinvolge settori differenti, dalla psicologia clinica, alla ricerca scientifica, al game design. Per cui cosa può fare un genitore? Quali azioni deve intraprendere nel momento in cui suo figlio inizia a giocare con i videogiochi?

Cosa può fare un genitore?

Essere presente! Dialogare! Ritornare a fare il genitore, con autorevolezza, cosa che i genitori oggi hanno perso. Non dare in mano strumenti tecnologici a bambini al di sotto dei 10 anni, come suggeriscono fortemente i pediatri nel nostro paese ma anche a livello internazionale. Stabilire delle regole, che devono essere rispettate. E se i genitori lavorano e i bambini restano con i nonni che non sono capaci di fare da filtro? Come fare?

Con la buona volontà e una buona organizzazione anche questo ostacolo si può superare. Come? Sfruttando quei momenti che si sta insieme per condividere e educare, anche al digitale. Non è cosa facile, ma neanche impossibile. Nella mia famiglia con grandi sforzi questo accade e devo dire che abbiamo ottimi risultati. Occorre però volontà e desiderare di farlo, di trasmettere ai propri figli regole che permetteranno loro di crescere adulti sani e forti emotivamente. regole che non portano a vincere su un figlio ma a fare trattative, dove entrambi devono fare uno sforzo per mantenerle e una volta raggiunto la fine di queste trattative entrambe si cresce; si perché anche il genitore cresce!

Il Dott Federico Tonioni afferma

La dipendenza da Internet è in aumento perché è una psicopatologia emergente e perché la tecnologia fa sempre più parte della nostra vita. Internet è un’integrazione tra il mondo reale e quello virtuale.

Il dottor Tonioni ha fondato e dirige dal 2009 il primo Ambulatorio in Italia sulla Dipendenza da Internet, divenuto nel 2016 Centro Pediatrico Interdipartimentale per la Psicopatologia da Web, presso la Fondazione Policlinico Gemelli di Roma.

Segui l’intervista fatta dalla Dott.ssa Cetty Mannino al Dott. Federico Tonioni.

Concludo questo articolo con le parole del Dott. Giuseppe Lavenia:

L’80% dei ragazzi ormai le conferme non le chiede più al genitore ma le ricerca sul web. Stiamo crescendo una popolazione di ragazzi soli e la loro comunicazione passa online perché i genitori non sono più autorevoli. E’ necessario tornare a dire dei no con fermezza. Secondo una ricerca scientifica americana i disturbi ansiosi depressivi, soprattutto negli adolescenti, negli ultimi 20 anni, sono aumentati del 70%. Questo perché molto spesso i genitori lasciano che i loro figli vengano educati da altri loro coetanei tramite la tecnologia.

Più li lasciamo soli e più saranno ipnotizzati», conclude il Prof. Lavenia.

Crismer.