Bullismo? No, grazie! Estratto primo capitolo.
Bullismo? No, grazie!
Premessa
Questo che segue è un estratto del primo capitolo di questa guida. L’obiettivo degli autori è quello di supportare genitori e insegnanti nel compiere i passi corretti quando si trovano di fronte a casi di cyberbullismo o ancora meglio a prevenirli.
Educare i propri figli ad un uso consapevole delle tecnologie è un compito arduo per un genitore.
La generazione vissuta dagli adulti è quella dei cosiddetti “migranti digitali”, come recita il ricercatore statunitense Marc Prensky, che ha coniato l’espressione, ed è ben diversa da quella dei “nativi digitali”, per i quali l’apprendimento della tecnologia è immediato, ovvio, e rappresenta un’opportunità, quella di crearsi una realtà e un’identità digitale.
La tecnologia sta rapidamente diventando onnipresente nella nostra società, e quindi nelle nostre vite.
La stragrande maggioranza delle persone possiede almeno un dispositivo elettronico.
Questo ha i suoi vantaggi, in quanto è possibile accedere alle informazioni in tempo reale e comunicare con i propri contatti social e i colleghi di lavoro.
È anche utile per le attività quotidiane come i tempi di viaggio, la geolocalizzazione e le informazioni meteorologiche. E questa tendenza continuerà, mentre la tecnologia proseguirà nel suo sviluppo.
Qualche statistica sul bullismo
Il 68% degli americani possiede smartphone a partire dal 2015, con il 45% di tablet proprietari, secondo il Centro ricerche PEW.
Questo numero è senza dubbio in crescita. L’85% delle madri afferma di usare la tecnologia per tenere occupati i propri figli. L’83% delle famiglie americane possiede un computer mentre il 77% ha uno smartphone.
L’86% di quelli di età compresa tra i 18 e i 29 anni dispone di smartphone. Molti bambini riceveranno uno smartphone e/o un tablet già all’età di 9 anni, mentre contemporaneamente avranno accesso a un computer a casa, a scuola o negli internet caffè.
I dispositivi tecnologici possono avere effetti positivi o negativi a seconda di come vengono utilizzati. Sfortunatamente, l’accesso continuo alle informazioni digitali comporta una serie di svantaggi.
E uno di questi è il bullismo che con il web e i dispositivi digitali ha subito un’evoluzione prendendo forma nel cyberbullismo.
L’accesso costante alla tecnologia digitale non è un vantaggio quando viene utilizzata per molestare o discriminare un individuo.
Può essere un’esperienza terribile quella in cui i bambini si trovano ad affrontare forme di bullismo dal quale non hanno modo di scappare o proteggersi.
Questo è il Cyberbullismo, una forma moderna di bullismo che mette un bambino o un adolescente nelle condizioni di aver paura di utilizzare il proprio dispositivo per quello che potrebbero trovarci.
Il ruolo dei genitori è di vigilare, quindi, sui propri figli e prestare attenzione a qualunque tipo di cambiamento nelle loro abitudini che potrebbero essere dei chiari segnali di qualche pericolo o disagio che stanno affrontando, da soli.
La nostra guida per genitori ed educatori, Cybernauti, nata come rubrica online fruibile sul canale YouTube di Crismer La Pignola, con l’intento di fornire “pillole” di educazione digitale e consigli pratici ai genitori, vuole – nella sua veste cartacea – essere un vero e proprio ausilio per i genitori che spesso si trovano a doversi occupare di educazione digitale e di non avere gli strumenti per poterla mettere in pratica.
Che cos’è il bullismo
Le ricerche sul bullismo risalgono già al 1970. Ma il fenomeno è emerso prepotentemente negli anni Ottanta, dopo il suicidio, in Norvegia, di due adolescenti, in entrambi i casi a causa delle continue vessazioni perpetrate ai loro danni dai compagni.
Teniamo a precisare che quando si parla di bullismo non si intende una semplice lite o un’aggressione dovuta a una litigata o situazione di conflitto contestuale e occasionale.
Queste in genere sono da attribuire a normali situazioni che vivono i ragazzi, dove comunque ci sono forme di negoziazione di limiti e di eventuali scuse con continui allontanamenti e avvicinamenti tra bambini/ragazzi; tutto questo chiaramente non può essere definito bullismo.
Con questo termine si descrive, in generale, un comportamento invadente, negativo e perpetuo nel tempo. La caratteristica predominante delle vittime non ha tanto a che fare con l’età o l’essere sottomessi quanto quello di essere, in qualche modo, più deboli.
Il primo ad occuparsene è stato il docente universitario norvegese
Dan Olweus, che ne ha stabilito i parametri:
1. L’intenzionalita’
2. La ripetitività
3. Lo squilibrio tra i soggetti (bullo e bullizzato)
Quando parliamo di bullismo deve esserci, quindi, per prima cosa un’aggressione intenzionale, un soggetto che DECIDE di fare un’aggressione.
I soggetti interessati sono:
- il bullo,
- la vittima,
gli eventuali spettatori che possono essere più o meno partecipi al fatto, ma che non intervengono (gli astanti, i gregari)
Gli autori:
Crismer La Pignola
Prof.ssa Tina Chiariello


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